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Celebrata oggi nel Palazzo della Provincia, in sala Depero, la seconda Giornata dell'Autonomia, istituita con legge provinciale nel 2008. Un'Autonomia, hanno sottolineato i tre relatori che si sono alternati sul palco - il presidente del Consiglio provinciale Gianni Kessler, il presidente del Consiglio delle Autonomie Marino Simoni e il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai - orgogliosa del suo passato, delle sue radici "lunghe", che affondano in una storia secolare, che precede lo stesso accordo Degasperi-Gruber, ma al tempo stesso consapevole del fatto di doversi rinnovare incessantemente, per mettere il Trentino nella condizione di rispondere con fiducia alle sfide del presente. Nel corso della cerimonia è stato anche conferito all'ex-presidente della Cecoslovacchia e poi della Repubblica Ceca Václav Havel - lucida figura di intellettuale che si è opposto senza ambiguità "contro ogni forma di oppressione alla coscienza individuale dei suoi concittadini e del mondo", come si legge nelle motivazioni - il premio intitolato alla memoria di Alcide Degasperi e dedicato ai costruttori d'Europa. Per la prima volta è stato consegnato inoltre dal presidente Dellai un riconoscimento speciale rivolto ad una persona il cui operato ha contribuito a rafforzare ed alimentare i valori profondi dell'Autonomia del Trentino: il premio è stato assegnato al medico Carlo Spagnolli, che opera da oltre trent'anni in Africa. "Un riconoscimento - ha detto Dellai - che per suo tramite va anche a tutti quei volontari trentini che si impegnano in ogni parte del mondo a fianco delle popolazioni in difficoltà".
La seconda edizione della Giornata dell'Autonomia ha avuto come teatro la sala Depero del Palazzo della Provincia, gremita di autorità e di semplici "amici" dell'Autonomia del Trentino - fra cui la figlia di Alcide Degasperi Maria Romana - datisi appuntamento non solo per celebrare ciò che oggi è una realtà di inconfutabile valore sul panorama nazionale ed europeo ma anche per trarre da questo evento nuova linfa e nuovi stimoli.
Stimoli che non sono mancati negli interventi dei tre relatori, il presidente del Consiglio provinciale Gianni Kessler, il presidente del Consiglio delle Autonomie Marino Simoni e il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai.
Kessler, a cui spettava il discorso di apertura, ha richiamato innanzitutto il radicamento internazionale dell'Autonomia, dato dall'accordo Degasperi-Gruber siglato il 5 settembre del 1946, per venire poi ad eventi più recenti, come l'accordo siglato fra la Provincia autonoma di Trento e il Governo italiano sul federalismo fiscale, "un buon esempio di responsabilità nell'uso delle risorse e di partecipazione alla costruzione del nuovo assetto federalista dello Stato italiano." Il presidente Kessler ha esortato poi ad un più forte impegno per proiettare il Trentino - in particolare con le sue imprese - al di fuori dei propri confini, rifuggendo da ogni tentazione a rinchiudersi all'interno di una sorta di "cappa protettiva". Un'altra prova importante che il Trentino ha davanti a sé consiste nel "far crescere una nuova classe dirigente, cosa tanto più importante in questo momento, apprestandoci ad eleggere gli organismi delle nuove Comunità di valle."
Proprio alle novità introdotte dalla riforma istituzionale si è richiamato anche Simoni, il quale ha sottolineato come nel futuro del Trentino i Comuni dovranno continuare a giocare un ruolo importante. "La storia dei Comuni trentini - ha detto il presidente del Consiglio delle Autonomie - al di là dei provvedimenti adottati in epoca napoleonica e poi durante il fascismo, non è una storia di accorpamenti forzati ma di integrazioni all'interno di realtà più ampie, come i comprensori voluti all'epoca da Bruno Kessler. Oggi qualcuno torna a parlare di accorpamenti: noi riteniamo senz'altro preferibile la via della collaborazione stretta all'interno delle Comunità di Valle."
Infine il presidente Lorenzo Dellai, che ha innanzitutto espresso la gratitudine di tutti i trentini nei confronti di chi ha reso possibile il materializzarsi del sogno autonomista, i grandi statisti del passato come Degasperi e Karl Gruber, naturalmente, ma anche le generazioni di amministratori che l'Autonomia l'hanno gestita e ampliata, ed infine tutti coloro che, in Trentino e fuori dal Trentino, nelle terre di emigrazione, "si sono rimboccati le maniche rendendo possibile la trasformazione di una terra di povertà e di sofferenza in una terra di grande solidità, pienamente inserita nel contesto europeo.
Questa gratitudine - ha proseguito Dellai - deve però proiettarsi in un impegno forte per il futuro. Un impegno che si traduce in due sfide prioritarie: la prima è quella di rafforzare la coscienza autonomistica della nostra comunità, superando anche quei sensi di colpa che talvolta si vedono riaffiorare, quasi che il nostro status autonomistico fosse il prodotto di un qualche 'raggiro'. A questo proposito mi sembra importante quanto dichiarato recentemente dal presidente dell'Alto Adige-Sudtirol Luis Durnwalder, che ribaltando una vecchia e stereotipata lettura delle vicende autonomistiche ha detto che i sudtirolesi si sentono più al sicuro assieme ai trentini. Alle stesse conclusioni erano giunti a suo tempo - lo ricorda il processo per la beatificazione di De Gasperi - anche Karl Gruber e monsignor Iginio Rogger.
Attenzione inoltre a non adottare un'interpretazione riduzionista della nostra Autonomia. Noi non siamo una provincia come le altre con un po' di soldi in più. Lo Stato italiano ha riconosciuto il nostro status autonomistico, non l'ha creato di sua iniziativa nell'ambito di un disegno di decentramento federalista. Con questo riconoscimento, ha riconosciuto la peculiarità della nostra storia e delle nostre tradizioni. Tutto ciò va ricordato e trasmesso alle nuove generazioni, nelle scuole - rabbrividisco quando qualcuno adotta un atteggiamento 'schizzinoso' riguardo all'insegnamento della storia locale - ma non solo lì. Il sentire autonomistico va coltivato ovunque. Tutti dobbiamo metterci in una logica educativa."
La seconda sfida per il presidente Dellai è quella della responsabilità: "Attenzione: la nostra Autonomia è legittimata dalla nostra storia e dalle leggi, non dalla sua buona gestione. Nondimeno, abbiamo dei doveri e delle responsabilità verso il futuro, e dobbiamo affrontarli tutti assieme, come un'unica piattaforma. Dobbiamo innanzitutto coltivare un senso di appartenenza, che non significa chiusura in noi stessi: non a caso abbiamo deciso simbolicamente di attribuire quest'anno un riconoscimento importante a Carlo Spagnolli, una persona che i valori dell'Autonomia li ha portati all'esterno, in Africa. In secondo luogo dobbiamo impegnarci di più sul versante dell'innovazione, perché altrimenti corriamo il rischio di sederci sugli allori. Dobbiamo mettere ancor meglio a frutto i nostri talenti, coltivare il gusto di fare cose nuove, percorrere nuove strade. Nella consapevolezza che è così che l'Autonomia cresce. E l'Autonomia, non dimentichiamolo mai, è un grande antidoto alle solitudini del nostro tempo."
Si è passati quindi alle premiazioni, iniziando con il premio "Cittadino europeo", istituito dal Consiglio provinciale e rivolto a tutti gli istituti superiori del Trentino. Al concorso hanno partecipato oltre un centinaio di studenti, con i loro insegnanti, che hanno approfondito lo studio della realtà ed attualità delle istituzioni europee.
Vincitori sono risultati i seguenti studenti dell’Istituto d’Istruzione “Don Lorenzo Guetti” di Tione :
Fabio Todeschini, Linda Facchini, Derrich Ghezzi per la Categoria Triennio
Karin Malacarne, Nicole Ferrari, Omar Franceschetti per la categoria Biennio
Il premio consiste nell’itinerario di visita alle Istituzioni europee a Bruxelles e nella possibilità di assistere alla seduta plenaria del Parlamento Europeo che si svolgerà a Bruxelles il 7 ottobre prossimo. Sono stati pubblicamente ringraziati gli insegnanti Nicola Spada e Liana Algeri ed il dirigente Scolastico Severino Papaleoni
E' stata poi la volta del premio - previsto dalla legge istitutiva della Giornata dell'Autonomia - attribuito come già detto al medico Carlo Spagnolli, classe 1949, figlio del compianto senatore Giovani Spagnolli, impegnato da oltre trent'anni in Africa, con l'appoggio di numerose realtà associative del Trentino.
Queste le motivazioni:
"Per il suo infaticabile impegno nella cura dei malati e per la promozione della salute in Africa, dall'Uganda all'Eritrea, dall'Etiopia al Camerun, per approdare infine in Zimbabwe, dove oggi si dedica in primo luogo ai malati di Aids, ai tanti bambini abbandonati, abusati, orfani e disabili e alla cura delle loro mamme. Punto di riferimento fondamentale per tutti i trentini che operano in ogni parte del mondo a fianco delle popolazioni in difficoltà, il dottor Spagnolli rispecchia con il suo operato quei valori di solidarietà, cooperazione, mutuo-aiuto che sono alla radice stessa dell'identità del Trentino."
Infine il premio Alcide Degasperi, andato Václav Havel, che come già annunciato nei giorni scorsi non ha potuto essere oggi presente. Il premier e intellettuale ceco - che ha trasmesso al Trentino i suoi più sinceri ringraziamenti - si è impegnato però a venire a ritirarlo di persona nei prossimi mesi. Queste le motivazioni:
"La figura di Václav Havel si è iscritta nel cuore di tutti gli europei come quella di chi in circostanze drammatiche per ragioni storiche e personali fa appello contro ogni forma di oppressione alla coscienza individuale dei suoi concittadini e del mondo. Questa scelta, duramente pagata col carcere e con la persecuzione politica, è espressione della tradizione di una cultura europea del servizio alla libertà e dell'impegno per la costruzione di un sistema politico migliore. In Havel questo impegno non è stato puramente intellettuale poiché egli ha saputo trasformarsi in uomo politico direttamente impegnato al servizio del suo paese in posizioni di alta responsabilità, come presidente della Repubblica Cecoslovacca dal dicembre 1989 al luglio 1992 e poi della Repubblica Ceca dal febbraio 1993 al febbraio 2003. Václav Havel ha agito avendo la convinzione che il posto del suo paese, per storia e per valori, fosse all'interno di quell'Occidente la cui anima era il prodotto di lunghi secoli di storia della libertà di pensiero e della capacità di sviluppare solidarietà sociale. Conferendo a lui il premio "Alcide De Gasperi: Costruttori dell'Europa", si rende omaggio a chi rappresenta la lunga lotta degli intellettuali europei, rimasti per decenni al di là della Cortina di Ferro, lotta per non rinunciare alle proprie radici nella grande cultura dell'Europa del costituzionalismo, ed anche a quell'anima artistica dell'Est europeo che è parte costitutiva della grande tradizione della Mitteleuropa."
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