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Il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai si è incontrato ieri con i responsabili della Fondazione III novembre 1918 al Museo-Ossario che ricorda i caduti italiani e austriaci nella zona del Pasubio. Durante la breve visita è stato rinnovato l’impegno della Provincia Autonoma di Trento che fa parte assieme alla Provincia di Vicenza ed ai Comuni di Valdagno, Schio, Valli del Pasubio, Rovereto e Vicenza di questa realtà che custodisce la memoria dei caduti della prima guerra mondiale.
La particolarità di questo ossario e dell’annesso Museo sta proprio nel fatto che la sua gestione è frutto della volontà delle comunità locali, essendo un’iniziativa che non dipende dal Ministero, al quale fanno riferimento invece altri monumenti ed iniziative che hanno lo scopo di rendere onore ai caduti.
Sono circa dodicimila i visitatori che ogni anno frequentano questo suggestivo "Tempio della memoria" voluto dal generale Guglielmo Pecori Girardi ed oggi custode di circa millecinquecento salme riconosciute, nonché dei resti di molti altri militi ignoti. Davanti alla lapide del Generale Girardi il Presidente Lorenzo Dellai ed il Presidente della Fondazione, generale Domenico Innecco, hanno deposto una corona d’alloro. Fatto seguito una breve visita alla cripta dove sono sepolti i militari decorati con medaglia d’oro e medaglia d’argento e quindi ai locali che presentano oggi un Museo piccolo ma impreziosito dai recenti allestimenti e da una installazione multimediale che descrive i dettagli dell’ampio fronte pasubiano riprodotto fedelmente anche su un grande plastico sincronizzato ad un puntatore laser che facilita l’individualizzazione degli insediamenti militari sul territorio.
"Vi ringrazio per quanto state facendo - ha detto il presidente Dellai - anche nell’ambito di una collaborazione con i nostri istituti storici e con la collaborazione del Museo Storico Trentino. Una collaborazione che auspichiamo possa continuamente rafforzarsi".
"Vorremmo portare valori che si stanno perdendo - ha aggiunto il generale Innecco - anche nelle scuole realizzando assieme a loro dei percorsi all’interno di una sorta ‘Museo diffuso’ che permetta di frequentare e conoscere questi luoghi". "Questi ragazzi - ha concluso il presidente della Fondazione rivolgendosi alle croci custodite nell’ossario - non possono più parlare, eppure ci dicono ancora qualcosa: che dobiamo lavorare per la pace."
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