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Oggi ad ESoDoc, il workshop europeo promosso da ZeLIG con il supporto del programma europeo MEDIA e in collaborazione con la Trentino Film Commission, è stato proiettato in prima nazionale il film “Enemies of the People”, premio speciale della giuria al Sundance Festival, alla presenza del regista Rob Lemkin. ESoDoc si tiene a Tenno dal 5 al 10 luglio 2010.
“Enemies of the People” è uno di quei film destinati a lasciare il segno: per il New York Times si tratta de: “Il testamento di un uomo che ha cercato con persistenza la verità”, Toronto Star dice invece che è: “Semplicemente devastante”, mentre Andrew Marr, di BBC Radio 4: “Mozzafiato…Stupefacente… Uno dei film più avvincenti e commoventi che abbia mai visto”.
“Enemies of the People” (http://enemiesofthepeoplemovie.com) è frutto della caparbietà di un uomo Thet Sambath, riconosciuto come uno dei migliori reporter della Cambogia, che in un lavoro durato dieci anni ha cercato di avvicinare i protagonisti dei massacri avvenuti tra il ’75 e il ’79 durante la dittatura di Pol Pot – dai fanti tagliatori di gole al leader ideologico del partito, Nuon Chea, chiamato anche Fratello n. 2 – riuscendo a conquistare la loro fiducia e a farli parlare per la prima volta dopo un silenzio durato 30 anni.
A muoverlo, un’urgenza personale. A causa dei Khmer Rossi, il Sambath-bambino ha perso il padre e il fratello e ha visto la madre, dopo essere stata costretta a sposare un membro del partito, morire dissanguata durante il parto. Il Sambath-reporter ha voluto scoprire con questo lavoro perché sono morti i suoi famigliari e grazie alla frequentazione dei vari protagonisti, dai contadini analfabeti, gli esecutori materiali delle uccisioni, a Nuon Chea, è riuscito a comprendere finalmente la vera storia della tragedia del suo Paese.
Non c’è famiglia ferita dai Khmer Rossi. Ancora oggi la Cambogia parla di morte. “Quando fa caldo - racconta una ragazza ad un certo punto del film - vengo al fiume a rinfrescarmi. Ma non bevo l’acqua perché so che ci sono dei corpi uccisi.”
“Enemies of People” ci mostra quella sconcertante banalità del male, così ben descritta dalla Arendt.
“Non avevamo scelta” – racconta Suon, uno dei tagliatori di gole, dopo un lungo momento di reticenza. “Eseguivamo semplicemente gli ordini che arrivavano dall’alto. In realtà non sapevamo nemmeno da dove partissero, ma non potevamo nemmeno rifiutarci di farlo, altrimenti saremmo stai uccisi a nostra volta.”
“Ma cosa passava per la testa quando uccidevi?”
“Non avrei dovuto farmi coinvolgere. Ma ormai è troppo tardi e devo farlo.”
Ci sono voluti tre anni di semplice frequentazione prima che Nuon Chea accettasse di parlare dei massacri e di come insieme a Pol Pot avessero deciso di uccidere i membri del partito considerati “nemici del popolo”.
“Da una parte avevamo la nazione e dall’altra il popolo” – racconta alla telecamera – “Abbiamo scelto l'interesse della nazione”.
Il grande errore commesso da Pol Pot e Nuon Chea – sostiene Sambath nel film - è stato quello di voler essere più comunisti dei comunisti e di governare un Paese anche se non ne avevano l’esperienza.
“Enemies of people” è anche la storia di una riconciliazione.
Raccontando la sua storia personale al principale responsabile della distruzione della sua famiglia, Sambath ha potuto liberarsi da tutte le domande che lo hanno accompagnato in questi anni e riconoscere che ormai da entrambe le parti non rimaneva che una profonda tristezza.
“Alcuni potrebbero dire che non porta nulla di buono venire a parlare con assassini e ritornare sugli orrori del passato, ma io credo che queste persone hanno sacrificato molto a dire la verità. Hanno avuto il coraggio di confessare e questo gli ha fatto del bene, forse l'unica cosa buona di sinistra. Loro e tutti gli assassini come loro, dovrebbero prendere parte al processo di riconciliazione se la Cambogia vuole andare avanti.”
Al momento dell’arresto di Nuon Chea, avvenuto lo scorso 2007 per essere giudicato per crimini contro l’umanità, Sambath non ha potuto che rilevare: “Mi sentivo triste. Non potevo dire che era stato un uomo esemplare, ma eravamo riusciti a lavorare insieme per dieci anni”.
Per info: www.zeligfilm.it
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