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L'assessore provinciale alla cultura Franco Panizza, che in questa sede parlava anche a nome del collega Ugo Rossi, assessore alla salute e politiche sociali, ha presentato stamani alla stampa "Babau - Viaggio nel mondo di Dino Buzzati", spettacolo teatrale messo in scena dal Centro di Salute Mentale di Cles e che coinvolge nella recitazione un gruppo di utenti del centro medesimo sotto la regia di Elena Galvani e Jacopo Laurino. "L'arte come terapia, il teatro come metodo di cura: potrebbe essere sintetizzata così quest'esperienza teatrale - ha detto - che vede protagonista nella sua veste di promotore il Centro di Salute Mentale di Cles e l'associazione culturale Stradanòva di Jacopo Laurino ed Elena Galvani, giovani attori professionisti non nuovi ad esperienze del genere."
"Babau" è il risultato di un paio d'anni di lavoro, "al quale hanno preso parte in modo entusiasta alcuni utenti del Centro – ha detto l'operatrice Anna Maria Dell'Eva". La signora Giovanna, una delle "attrici" presenti alla conferenza stampa ha confessato il timore iniziale con il quale gli utenti del Centro si sono avvicinati all'esperienza: "Ma conoscevamo già i due registi Elena e Jacopo, per aver lavorato con loro ad un precedente spettacolo ispirato ad Aldo Palazzeschi, 'Lasciateci divertire', e adesso l'unico nostro pensiero è quello di essere all'altezza delle loro aspettative."
"È stato senz'altro un gioco – hanno detto Elena Galvani e Jacopo Laurino, – un gioco a volte divertente e a volte faticoso, ma comunque sempre giocato con la massima serietà. Essere attori anche amatoriali significa seguire delle regole per raggiugnere determinati livelli di qualità: il bello del gioco è proprio questo."
"Babau" andrà in scena il 2 luglio, alle 21, all'auditorium "Bertrand Russel" di Cles; il 7 luglio alle 19 sarà alle Cucine dell'ex Ospedale Psichiatrico di Pergine nell'ambito di Pergine Spettacolo Aperto; il 10 luglio, infine, alle 21, sarà messo in scena al teatro comunale di Dimaro.
"È bello e confortante vedere che cosa può produrre una collaborazione fattiva e positiva tra mondo del teatro professionistico e società civile – ha ancora detto l'assessore Panizza. – Il fatto, poi, che il prodotto finale, il 'Babau' che oggi presentiamo, sia stato scelto da Pergine Spettacolo Aperto per inserirlo nel suo cartellone dell'estate 2010, la dice lunga sui risultati che si possono ottenere lavorando con entusiasmo e in una dimensione a 360 gradi, felici di mettere a disposizione la propria esperienza e la propria creatività anche del disagio e della problematicità mentale".
È quindi toccato ai due giovani ideatori-attori Elena Galvani e Jacopo Laurino spiegare in sintesi i contenuti dell'esperienza. "Babau. Viaggio nel mondo di Dino Buzzati" è composto da quattro quadri principali, "liberamente ispirati ad altrettanti racconti di Dino Buzzati: "Una goccia", "Desideri sbagliati. La Poesia", "Due pesi due misure", "Il Babau", alternati a brevi dialoghi e alla lettura di stralci dell'opera dell'autore. La voce fuori campo, che impersona proprio Dino Buzzati, è affidata all'attore Fausto Rizzardi, che interloquisce in continuazione con gli attori e con il pubblico. La scenografia è volutamente naif e minimalista (un letto, sette sedie, un tavolo e vari oggetti), mentre il fondale altro non è che la proiezione su uno schermo dei (bellissimi, diciamo noi) disegni realizzati dagli attori stessi. La colonna sonora si avvale delle canzoni di Enzo Jannacci".
Che cosa mette in scena, "Babau"? A rispondere sono sempre i due giovani ideatori e registi: "Un Dino Buzzati sicuramente inedito, un 'quasi' Buzzati, potremmo dire. Babau è il risultato di un anno di lavoro durante il quale ci siamo impegnati nella conoscenza del mondo grottesco e fantasioso di quest'autore. Abbiamo letto i suoi racconti assieme ai nostri attori del Centro di Salute Mentale e sempre più ci sembrava che quelle storie parlassero un po' anche di noi, delle nostre paure inconfessate, della diffidenza verso tutto ciò che appare diverso, dell'incapacità o comunque della difficoltà di vivere in modo autentico. Lo spettacolo è nato da una serie di improvvisazioni, dialoghi liberi e introspezioni che hanno dato vita a testi che filtravano i nostri vissuti, le nostre esperienze. Questi testi sono stati quindi trattati e sono diventati la sceneggiatura dello spettacolo. Buzzati sicuramente perdonerà questa nostra intromissione nella nsua poetica, ma riconoscerà senz'altro la passione e la serietà con cui abbiamo cercato di restituire il suo messaggio".
L'operatrice del Centro Cles, Anna Maria Dell'Eva, che ha lavorato assieme alla collega Alessandra Slucca, ha invece raccontato l'esperienza così com'è stata vissuta dal di dentro. "Abbiamo lavorato per quasi due anni, cercando di usare il teatro come strumento di libera espressione e al contempo di aggregazione del gruppo. Sette sono gli utenti che hanno seguito l'esperienza fino al suo epilogo in teatro, coadiuvati da noi operatori e da un volontario. E' stato un percorso terapeutico importante, visto che gli utenti hanno seguito con interesse crescente i vari lavori che si venivano via via affrontando. Per loro fare teatro ha significato soprattutto riflettere profondamente sul significato della parola 'comunicazione', a tutti i livelli, sia nel senso di dover comunicare determinati contenuti ad un pubblico che ti guarda e che ti ascolta, sia esercitandosi nell'ascolto e nell'apertura verso i compagni di corso. In ogni momento dello spettacolo ognuno è responsabile non solo di se stesso, ma anche dei propri compagni, in vista della buona riuscita del lavoro. Allenamento della concentrazione e della memoria, senso di responsabilità, capacità collaborative, senso di appartenenza, realizzazione di un progetto concreto, divertente, stimolante... sono doti e metodi che ci hanno impegnato tutti per mesi. Adesso il giudizio passa al pubblico che verrà a vederci".
"Paura?", abbiamo chiesto alla signora Giovanna., una delle "attrici" di Babau. "Salire sulla scena mette sempre un po' di emozione, ma quel che mi preme di più è sapere se alla fine sarò all'altezza di quel che ci hanno chiesto Elena e Jacopo. I nostri registi".
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