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In merito alla notizia comparsa oggi sui quotidiani locali, riguardante alcune famiglie che occupano alloggi Itea di Rovereto gestiti dall'Atas (Associazione trentina accoglienza stranieri), l'assessore provinciale alle politiche sociali Ugo Rossi ricorda che queste soluzioni abitative sono di natura provvisoria, ovvero non dovrebbero essere occupate dalla stesso nucleo familiare per più di due anni. Passato un ragionevole lasso di tempo, infatti, le famiglie interessate hanno in genere raggiunto un'autonomia economica tale permettere loro di trovare una soluzione alloggiativa alternativa all'alloggio Atas. E' il caso degli inquilini in questione, che però, nonostante occupino i loro alloggi da ormai una decina di anni, finora hanno sempre rifiutato ogni altra soluzione alternativa. Si fa presente peraltro che dopo tre anni di residenza in Trentino (e ciò vale sia per gli stranieri sia per i cittadini italiani) scatta il diritto di accesso ad ogni tipo di servizio messo in atto dalla Provincia, compreso quello ad una casa Itea o all'ottenimento del contributo sull'integrazione al canone per coloro che si rivolgono al libero mercato.
"E' vero - spiega l'assessore Rossi - che gli sfratti esecutivi per i quattro nuclei familiari menzionati dagli organi di informazione nei loro articoli odierni verranno eseguiti dall'ufficiale giudiziario in settembre. Questo non significa però che le regole in Trentino vengano applicate in maniera draconiana o che la Provincia non abbia a cuore la sorte di chi ha difficoltà a trovare un alloggio, considerati tutti gli strumenti messi a disposizione in questi anni. Le famiglie in questione occupano i loro alloggi dal 2000-2001, mentre gli appartamenti Itea gestiti dall'Atas dovrebbero rimanere occupati dagli stessi inquilini per un massimo di due anni, proprio per permettere un naturale ricambio. Oggi queste famiglie hanno un'autonomia economica che può permettere loro di trovare una soluzione alloggiativa alternativa all'alloggio Atas, dal momento che i capifamiglia, o alcuni figli maggiorenni lavorano, alcuni anche a tempo indeterminato.Nel corso degli anni sono state offerte tanto da Atas quanto dall'amministrazione comunale di Rovereto soluzioni alternative, tutte documentabili: una di queste famiglie ha anche rifiutato l'alloggio Itea per il quale aveva maturato il diritto. Si tenga conto infatti che dopo tre anni di residenza in Trentino scatta il diritto di accesso ad ogni tipo di servizio messo in atto dalla Provincia. La Provincia autonoma rimane quindi ferma nella sua intenzione di procedere all'esecuzione degli sfratti, considerato che i tempi sono abbondantemente scaduti. L'Atas e i servizi sociali del comune aiuteranno comunque gli inquilini a reperire un alloggio adeguato sul libero mercato e ad accedere alle altre forme di sostegno a cui possono eventualmente avere diritto, come il contributo di integrazione al canone. Per completezza di informazione si fa presente infine che da alcuni anni presso il centro Cinformi è attivo uno sportello di 'Patto Casa', l’associazione nata con lo scopo di aiutare le fasce deboli della popolazione ad affrontare il problema dell’abitazione. L’associazione si pone l’obiettivo di facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di abitazioni fornendo una garanzia ai proprietari per indurli ad aumentare la loro disponibilità all’affitto anche a famiglie immigrate."
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