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Presentato nella serata di giovedì 4 marzo al Casinò municipale di Arco il progetto di Parco fluviale del Sarca e il risultato di quattro mesi di lavoro intenso e partecipato, di contributi spontanei di tantissime persone, di incontri, escursioni, laboratori territoriali, atelier sociali, raccolta di materiale e d'informazioni tecniche e storiche. Una sfida complessa il cui primo traguardo è raggiunto: realizzare un grande tavolo di confronto in cui quattro comunità – Arco, Dro, Nago Torbole e Riva del Garda – pensano in modo organico e unitario il proprio territorio. Con un tema su tutti: la partecipazione.
Qualcosa come 400 presenze complessive, la partecipazione di 22 associazioni locali, tre di categoria, otto attori economici, 13 enti e istituzioni, 52 singoli cittadini. Inoltre, 25 interviste strutturate e cinque conferenze dei sindaci. Dal momento iniziale dell'incontro pubblico di presentazione, lo scorso 14 ottobre ad Arco, un lavoro che s'è tradotto in un corso iniziale d'aggiornamento per facilitatori, figure chiamate a gestire il complesso processo partecipativo, poi in due passeggiate di ricognizione del fiume, tre laboratori, un «open space technology», due atelier sociali, cinque tavoli tematici e nell'allestimento di una mostra-atelier. Infine, volute a gran voce dai partecipanti, la Carta del Sarca, un documento con i principi ispiratori e le linee d'indirizzo del progetto, e la Casa del parco, una sede fisica, itinerante sul territorio, in cui dare concreta ospitalità all'idea stessa di parco e supporto alle iniziative. In prospettiva, l'istituzione di un laboratorio territoriale permanente per dare continuità alle forme di confronto e approfondimento attivate. E, soprattutto, l'attivazione di un Parco fluviale locale, nel quadro della L.P. 11/2007 e del Piano urbanistico provinciale 2008, attraverso un accordo di programma e un piano di gestione da sottoscrivere a cura delle municipalità coinvolte (che nell'intenzione dovrebbero aumentare fino a coinvolgere tutte le comunità lungo il corso del fiume) e della Provincia autonoma di Trento (la cui piena disponibilità è stata confermata, nel corso della serata di presentazione, dal dottor Lucio Sottovia).
Tra i risultati concreti: oltre ad un sito web (www.progettosarca.it) e ad una news letter già ampiamente frequentati, un accordo condiviso su alcuni punti precisi: continuare a lavorare insieme per la realizzazione del Parco fluviale; aderire all'iter di attuazione di un Parco fluviale locale, secondo quanto previsto dalla L.P. 11/2007; individuare a breve di due sedi per la Casa del parco. Infine, il comune di Arco, in qualità di capofila, convocherà una conferenza dei sindaci per luglio 2010, allo scopo di proseguire il percorso.
Alla serata di presentazione, come sempre ampissima la partecipazione: per Arco il vicesindaco Stefano Bresciani e l'assessore all'ambiente Roberta Angelini, per Riva del Garda l'assessore all'ambiente Paolo Matteotti, per Nago Torbole l'assessore alle politiche ambientali Alberto Martinelli e il sindaco Luca Civettini, per Dro l'assessore alle politiche ambientali Alberto Sommadossi, per la Provincia il dott. Lucio Sottovia del Servizio Conservazione Natura e valorizzazione ambientale, il dott. Roberto Coali e l'ingegner Nicola Dalbosco del Servizio Bacini montani. Sono intervenuti al dibattito (che aveva uno scopo principalmente informativo) i rappresentanti dei cittadini che hanno preso parte al percorso partecipativo, Paolo Santuliana e Donato Riccadonna, il consigliere regionale Roberto Bombarda, già proponente della legge provinciale n.11 del 2007 cosiddetta dei parchi («Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette»), il presidente di Hydro Dolomiti Energia Marcello Carli e il presidente di Coldiretti di Arco Romano Calzà. Ancora, numerose associazioni (tra cui l'associazione Pescatori del Basso Sarca e la SAT) e Gianfranco Maino, uno dei cittadini di attiva partecipazione. Per il Gruppo associato di progettazione ambientale «Studio Elementi», autore del progetto, l'ingegner Giuliano Trentini, l'architetto Paola Martini e la dott.ssa Micaela Deriu.
Tra gli interventi proposti dal progetto, quelli di riqualificazione fluviale prevedono interventi di naturalizzazione e riqualificazione delle sponde e degli ambienti tipici del corridoio fluviale, di ripopolamento ittico, di potenziamento delle connessioni ecologiche e d'incremento della qualità dell'acqua.
In linea generale, il progetto prevede di ristabilire, dove possibile, la situazione di un tempo, quando il fiume presentava una diversificazione e una varietà morfologica – fondamentali per l'ecosistema acquatico – molto più marcate d'oggi. All'interno del programma specifico per la diversificazione degli ecosistemi, sono proposti alcuni interventi puntuali, studiati per aree che si prestano particolarmente ad una decisa riqualificazione naturalistica: sono quelle nei tratti di fiume di ponte Maso del Gobbo, di località Isole, della Moleta, della zona industriale di Arco, della foce del rio Salone e della foce della Sarca. Tutti progetti che necessitano, naturalmente, di approfondimenti tecnici e, dov'è il caso, della disponibilità dei proprietari privati, ma che costituiscono un'indicazione forte e operativa del progetto di parco fluviale.
Per quanto riguarda la popolazione ittica, il progetto mette in luce la necessità di realizzare, soprattutto in corrispondenza degli sbarramenti idroelettrici, adeguati passaggi per i pesci, oltre al potenziamento degli attuali interventi di ripopolamento, particolarmente di due specie caratteristiche e a rischio estinzione quali la trota lacustre e la trota marmorata. Un capitolo a parte riguarda la gestione dell'invaso di ponte Pià che intrappolando tutti i sedimenti provenienti da monte, altera significativamente il regime delle piene ordinarie: il progetto indica come necessario, al riguardo, un nuovo protocollo di gestione di HDE, Hydro Dolomiti Energia.
Una delle linee d'intervento del progetto riguarda la fruizione del parco: in particolare, si evidenzia l'opportunità di strutturare, a partire dall'esistente, una rete ciclopedonale completa, dalla sorgente alla foce della Sarca, oltre che di sentieri e percorsi a cavallo. Ancora, di realizzare punti di accesso privilegiati da identificare come «porte del parco»; percorsi di accesso e fruizione del fiume adatti a persone portatrici di disabilità; aree attrezzate (già previste dai PRG e in alcuni casi solo da potenziare) fortemente caratterizzate nel loro rapporto col fiume; aree per la balneazione in sicurezza, perlopiù dove storicamente presenti. Ricade in quest'ambito d'intervento anche l'apertura della Casa del parco quale luogo «catalizzatore di socialità» e centro di promozione e fruizione turistica del parco.
Un obiettivo del parco è la promozione di forme di turismo sostenibili: da qui l'idea di programmi formativi laboratoriali imperniati sulla conoscenza dell'ecologia del fiume,
del ciclo delle acque, della formazione del paesaggio, della produzione idroelettrica, anche in sinergia con forme di ospitalità rurale e iniziative simili, attivabili in conseguenza
dell'azione del Distretto Agricolo.
Ma il progetto prevede anche alcune azioni concrete da attivare a breve: un intervento pilota di manutenzione della vegetazione fluviale alla Moletta, attività di formazione rivolta ad agricoltori e volontari, e un primo intervento sulla vegetazione. Infine, per la fine di marzo, una grande festa del parco aperta a tutti.
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