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Un ritorno alla zootecnia delle piccole stalle, dove si allevano razze autoctone alimentate con foraggi locali e capace di combinarsi con la presenza e le opportunità del turismo. Una frutticoltura più diversificata, ancor più rispettosa dell'ambiente e più calibrata sulle vocazionalità del territorio, capace di creare sinergie commerciali tra le organizzazioni di produttori presenti e tra queste e i produttori dell'Alto Adige per essere leader in Europa. Una vitivinicoltura che punti con decisione sui vitigni autoctoni, con minori produzioni ad ettaro e vitigni resistenti e meno importazioni di uve e vini da taglio da altre aree viticole, con una più forte immagine e "identità" territoriale del suo prodotto principe, lo spumante Trento Doc, e una maggiore capacità d'aggregazione commerciale delle grandi realtà cooperative. Sono alcune delle linee strategiche suggerite da Franz Fischler per il sistema agroalimentare trentino.
Ad "Agricoltura Duemilaventi", la conferenza provinciale aperta stamane alla Sala della Cooperazione dall'assessore Mellarini, l'ex commissario europeo all'agricoltura ha tracciato la strada per "offrire un buon futuro" al sistema agroalimentare trentino, disegnando quali dovrebbero essere i compiti ed il ruolo ad esso assegnato, ammonendo sul fatto che "la globalizzazione arriverà presto a toccare anche il più piccolo dei paesi di montagna".
Per Fischler non si tratta solo di produrre alimenti sicuri e di qualità eccellente, ma di considerare l’agricoltura come fornitore di servizi per una vita di qualità. "Il Trentino è l’unico territorio in Europa che ha una così grande varietà di attitudini, dagli olivi del lago di Garda fino ai pascoli dolomitici".
Punto di partenza, nell'analisi di Fischler, è il consumatore, primo decisore delle tendenze del mercato. "Ogni cittadino quando si reca in negozio decide se scegliere un prodotto locale oppure un altro, riconoscendo di conseguenza valore ad un territorio piuttosto che a un altro. Quindi è importante operare un marketing attento a questi aspetti, che i prodotti siano subito riconoscibili per chiunque al fine di favorire la decisione giusta. "Si deve fare in modo che gli acquisti siano orientati ai prodotti locali, sapendo però che non esiste un consumatore standard ma tipologie diverse: se vogliamo avere successo dobbiamo essere dunque in grado di soddisfare tutti i variegati interessi che esprimono. Ed a fare la differenza tra il successo e l'insuccesso sarà l’innovazione".
La politica dei marchi? Per Fischler "i marchi presi di per sé non servono a nulla, devono avere un loro valore, quindi solo se la marca è collegata ad una immagine di qualità e ad emozioni positive, verrà recepita. C’è però per fortuna una ripresa di questi marchi di prodotti, di nuovo si acquista all’insegna del "compra meglio chi spende meno", sempre più consumatori guardano alla qualità. Non va poi dimenticato che c'è un trend in crescita verso gli acquisti consapevoli ed etici".
Oltre a zootecnia, frutticoltura e viticoltura ci sono in Trentino nicchie che vanno sfruttate, quali i piccoli frutti, l'acquacoltura, l'orticoltura, persino la castanicoltura, il mais da polenta, l’olivicoltura. "Ma non sono solo i prodotti ad avere un prezzo - ha affermato Fischler - anche il paesaggio ha un prezzo e se la popolazione vuole un paesaggio incontaminato deve sapere che gli interventi di manutenzione del territorio hanno un costo".
Diversificazione è una delle parole chiave indicate da Fischler. "Ma si può parlare di diversificazione quando un agricoltore avvia anche altre attività imprenditoriali, e dunque bisogna ampliare lo spettro d’azione degli agricoltori dal punto di vista imprenditoriale. In Trentino ci sono molte possibilità: la produzione di energie rinnovabili, ad esempio, il turismo, l’artigianato tradizionale, la cultura rurale".
Quali devono essere dunque le scelte? Occorre partire dagli elementi di forza e di debolezza del sistema agroalimentare trentino. I primi fanno riferimento alla multifunzionalità, alla presenza di aziende che hanno marchi molto forti, all'elevato livello di organizzazione del sistema cooperativo, alla presenza di molte specialità regionali, non tutte note e conosciute, al patrimonio paesaggistico in gran parte incontaminato, all'alto livello di formazione, alla lungimiranza del governo provinciale nel promuovere la Fondazione Mach. Vi è inoltre una buona suddivisione di reddito tra le aziende ed anche una elevata considerazione della società nei confronti dell’agricoltura.
I punti di debolezza: la produzione è spesso difficile, c'è una grande frammentazione delle superfici agricole, vi sono poi problemi e conflitti sull’irrigazione, in alcuni ambiti c’è una spiccata senilizzazione degli agricoltori, nelle aziende professionali spesso c’è una limitata disponibilità di capitale proprio ed è difficile finanziare nuovi investimenti. Talvolta la cooperazione tra agricoltura e turismo potrebbe essere migliorata, si potrebbe fare di più. Talvolta la comunicazione tra l’ente pubblico e i singoli stakeholder (portatori d'interesse) potrebbe essere migliorata.
Questo, in sintesi, il quadro tracciato da Fischler. Ma quale dovrebbe essere dunque la strategia? "E’ importante che l'amministrazione provinciale sia innanzitutto percepita come un erogatore di servizi, che sia un elemento di recepimento e compensazione degli interessi e delle istanze del settore, ci si deve sforzare di realizzare una maggiore trasparenza e semplificare le procedure amministrative. Sarebbe positivo se l’amministrazione provinciale allargasse il dialogo in modo sistematico con i portatori di interesse del settore agricolo. A livello politico, sia a Roma che a Bruxelles, gli interessi del Trentino dovranno poi essere sostenuti con convinzione e forza".
Altre indicazioni riguardano poi la necessità di ottimizzare la ricomposizione fondiaria ed il mantenimento del concetto di invariante a tutela delle aree agricole. Attenzione ai giovani e alle donne, disporre di informazioni aggiornate, migliorare l'informazione al cittadino, potenziare il sistema dei “prodotti tipici” e delle strade tematiche del vino e dei sapori.
Su altro versante vanno intensificate le attività di ricerca e sviluppo, valutandole a intervalli regolari e definendo nuovi obiettivi di ricerca, coinvolgendo anche i vari comparti. "Proporrei di creare una piattaforma con i settori - ha detto Fischler - coinvolgendo anche la ristorazione e il turismo, e poi bisognerebbe dare voce anche alle associazioni ambientaliste".
Fischler ha quindi parlato di quali dovrebbero essere le richieste del mondo agricolo trentino per la riforma della politica agraria dopo il 2013, anno in cui scadrà l'attuale Piano di sviluppo rurale. "Il Trentino - ha scandito Fischler - deve rimanere zona di montagna. Va innalzato il tetto massimo e chiesto un incremento degli importi medi per i pagamenti compensativi e si dovrà chiedere di mantenere investimenti specifici e sufficienti possibilità di promozione degli alpeggi. In tutta l’Europa si parla dell’importanza delle filiere produttive e delle forme di collaborazione, ma in tutta la strategia di aiuti della Comunità europea questo aspetto non è emerso. Si è visto come qui in Trentino ci siano molti agricoltori che sono disponibili a partecipare ad una formazione professionale qualificata ma hanno problemi a lasciare l’attività, e qui occorre trovare una soluzione. Ci si dovrà impegnare poi per fare in modo che le risorse pubbliche siano adeguate".
Le strategie per i settori.
Per la zootecnia la strategia deve puntare, secondo Fischler, su prodotti regionali di qualità (es. formaggi locali). "Di fatto la gran parte degli agricoltori allevano razze a duplice attitudine (latte e carne) e penso che non si dovrebbe passare alla Frisona o a razze da carne ma mantenere queste razze autoctone più adatte al territorio di montagna. Infine si deve puntare a nuove combinazioni con il turismo. Un punto, questo, sul quale Fischler è tornato più volte nel corso del suo intervento. Le misure più importanti da adottare? Aumentare la vendita e la redditività del Trentingrana; i formaggi tradizionali, ora prodotti in quantità limitata, vanno valorizzati e ottimizzata la loro produzione nelle latterie sociali. "Non ha senso in una piccola latteria produrre tutta la gamma dei prodotti. Sarebbe interessante che vi fosse una collaborazione tra latterie, anche al di fuori del Trentino, ed una ripartizione delle competenze. L’Alto Adige potrebbe essere un partner interessante, perché ha lo stesso problema. Importante sarebbe poi commercializzare meglio la filiera carne".
Per quanto riguarda l’allevamento, vanno superati i doppioni sui controlli, e dunque qui c’è necessità di semplificazione e risparmio di costi. Importante sarà poi curare il benessere degli animali.
Per quanto riguarda la frutticoltura, "il Trentino, con l’Alto Adige, ha la leadership nella produzione di mele: la strategia da adottare è dunque quella di mantenere questa posizione, rafforzandola nella commercializzazione a livello cooperativo".
Le scelte varietali vanno operate in funzione della vocazionalità dei terreni, promuovere metodi di allevamento rispettosi delle risorse e dell’ambiente, potenziare la certificazione delle aziende, il controllo di produzione, migliorare le tecniche di conservazione e commercializzazione, incrementare l’efficienze energetica".
Fischler ha dedicato un passaggio della sua lunga relazione alla Cooperazione. "Ci si chiede se la forma cooperativa attuale debba rimanere così come è oppure se non si debbano sviluppare ulteriori forme di integrazione. So che ci sono idee diverse in Trentino, il mio suggerimento è che vada fatta una riflessione su questo punto. Importante è comunque che ci si preoccupi non solo dei mercati europei ma anche dei nuovi mercati d’oltremare, creando sinergie analoghe a quella costruita con l’Alto Adige attraverso il progetto FROM".
Duplice è per Fischler la strategia che il Trentino dovrebbe perseguire nei confronti della viticoltura. "Da un lato difendere sia a livello nazionale che internazionale i marchi forti e investire anche nella loro promozione; dall’altro promuovere la produzione di qualità soprattutto con la denominazione di provenienza, attraverso le varietà tradizionali, con particolare riferimento all’attività dei vignaioli. Non solo il Teroldego ma anche altri vitigni locali. Occorre investire nelle tecniche di vinificazione. Per sua natura il vino è legato strettamente al turismo e alla gastronomia, e qui la collaborazione può essere sviluppata. Infine il vino è anche cultura, anche il paesaggio vitato fa parte del paesaggio antropico e va quindi curato e mantenuto. Come? Innanzitutto la nuova OCM vino: sarebbe importante avere un’idea di come la si vuole, in modo che gli obiettivi che ci si propone vengano poi effettivamente perseguiti. Le tre grandi cooperative devono collaborare commercialmente e va favorito l’insediamento dei giovani viticoltori".
Indicazioni e linee d'intervento sulle quali è aperto da ora il dibattito. Si vedrà già oggi, in occasione della tavola rotonda che si aprirà nel pomeriggio, come sono state accolte dai principali attori e protagonisti del sistema agroalimentare trentino.
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